Salman Rushdie è uno scrittore che ha segnato gli anni della nostra contemporaneità in molti modi. Al centro delle prime cronache del terrore, la sua vicenda ha inaugurato la stagione che tutto il globo sta ormai vivendo, quella del fondamentalismo religioso e della instabilità globalizzata, quella dello scontro di civiltà, di volta in volta negato ma continuamente evocato. La sua scrittura ha non di rado, anzi quasi sistematicamente, anticipato nella pratica letteraria, e in quella saggistica, le questioni che puntualmente le teorie critiche degli ultimi decenni avrebbero messo a fuoco, dalla condizione del migrante a quella transnazionale, dalle questioni identitarie nelle diaspore a quelle della traduzione e dell’ibridazione culturali, dal rapporto tra libertà di pensiero e potere, al rapporto tra libertà di espressione e religione, tra sopravvivenza e terrore. Disseminate nelle sue opere sono soprattutto le sue idee sulla storia e sulla storiografia, sul multiculturalismo, sul ruolo politico dell’arte, sui media e su mille altre questioni della contingente attualità. Tutto mai disgiunto da una continua intrecciata riflessione sulla letteratura, sul valore, i compiti, i limiti e le prerogative dello storytelling, sullo stile, sul rapporto tra contenuto e forma, sul ruolo del narratore, sulla sua inattendibilità, sul rapporto tra realtà e verità nella finzione. Partendo dal Memoir del 2012 questo saggio segue l' insistito percorso metanarrativo dell'autore, costruito, tra romanzi e articoli, dalle riflessioni sullo statuto epistemico, etico e politico della letteratura.

Joseph Anton e il tributo alla letteratura di Salman Rushdie

Rossella Ciocca
2017-01-01

Abstract

Salman Rushdie è uno scrittore che ha segnato gli anni della nostra contemporaneità in molti modi. Al centro delle prime cronache del terrore, la sua vicenda ha inaugurato la stagione che tutto il globo sta ormai vivendo, quella del fondamentalismo religioso e della instabilità globalizzata, quella dello scontro di civiltà, di volta in volta negato ma continuamente evocato. La sua scrittura ha non di rado, anzi quasi sistematicamente, anticipato nella pratica letteraria, e in quella saggistica, le questioni che puntualmente le teorie critiche degli ultimi decenni avrebbero messo a fuoco, dalla condizione del migrante a quella transnazionale, dalle questioni identitarie nelle diaspore a quelle della traduzione e dell’ibridazione culturali, dal rapporto tra libertà di pensiero e potere, al rapporto tra libertà di espressione e religione, tra sopravvivenza e terrore. Disseminate nelle sue opere sono soprattutto le sue idee sulla storia e sulla storiografia, sul multiculturalismo, sul ruolo politico dell’arte, sui media e su mille altre questioni della contingente attualità. Tutto mai disgiunto da una continua intrecciata riflessione sulla letteratura, sul valore, i compiti, i limiti e le prerogative dello storytelling, sullo stile, sul rapporto tra contenuto e forma, sul ruolo del narratore, sulla sua inattendibilità, sul rapporto tra realtà e verità nella finzione. Partendo dal Memoir del 2012 questo saggio segue l' insistito percorso metanarrativo dell'autore, costruito, tra romanzi e articoli, dalle riflessioni sullo statuto epistemico, etico e politico della letteratura.
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