Chi può arrogarsi il diritto di stabilire chi è l’“altro”? Nel corso della storia è emerso in Occidente una sorta di ‘soggetto universale’, un soggetto neutro e astratto che ha definito la realtà a partire dal suo unico punto di vista e ha così relegato all’alterità tutto quanto era differente da esso. La donna, l’omosessuale, il nero sono quindi entrati a far parte della vasta e claustrofobica categoria dell’altro dove, separati dalla mente e dalla ragione, sono diventati un tutt’uno con i loro corpi. È proprio a partire dal corpo dell’altro, dal sapere esperienziale e incarnato, che Emilio Amideo prova a esplorare articolazioni alternative della maschilità nera al di là degli stereotipi storicamente costruiti intorno al corpo nero e queer. Nell’opera degli scrittori afroamericani Langston Hughes e James Baldwin e dell’artista visivo anglo-caraibico Isaac Julien, il corpo emerge rispettivamente attraverso l’immagine del desiderio come ferita, come porto e rifugio, e come vulnerabile ed etereo tra desiderio e morte. Questo insieme di opere e voci decolonizza la rappresentazione tipica che l’eteropatriarcato razzista occidentale ha fatto del nero – ovvero del nero come aggressivo, istintuale, ipersessuale – e tratteggia una maschilità nera vulnerabile, che si rifiuta di essere circoscritta da binarismi di genere e concezioni limitanti della sessualità.

Il corpo dell’altro. Articolazioni queer della maschilità nera in diaspora

Emilio Amideo
2021-01-01

Abstract

Chi può arrogarsi il diritto di stabilire chi è l’“altro”? Nel corso della storia è emerso in Occidente una sorta di ‘soggetto universale’, un soggetto neutro e astratto che ha definito la realtà a partire dal suo unico punto di vista e ha così relegato all’alterità tutto quanto era differente da esso. La donna, l’omosessuale, il nero sono quindi entrati a far parte della vasta e claustrofobica categoria dell’altro dove, separati dalla mente e dalla ragione, sono diventati un tutt’uno con i loro corpi. È proprio a partire dal corpo dell’altro, dal sapere esperienziale e incarnato, che Emilio Amideo prova a esplorare articolazioni alternative della maschilità nera al di là degli stereotipi storicamente costruiti intorno al corpo nero e queer. Nell’opera degli scrittori afroamericani Langston Hughes e James Baldwin e dell’artista visivo anglo-caraibico Isaac Julien, il corpo emerge rispettivamente attraverso l’immagine del desiderio come ferita, come porto e rifugio, e come vulnerabile ed etereo tra desiderio e morte. Questo insieme di opere e voci decolonizza la rappresentazione tipica che l’eteropatriarcato razzista occidentale ha fatto del nero – ovvero del nero come aggressivo, istintuale, ipersessuale – e tratteggia una maschilità nera vulnerabile, che si rifiuta di essere circoscritta da binarismi di genere e concezioni limitanti della sessualità.
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