The essay argues that Arendt's idea of storytelling supports a non-organic idea of history and a narrative in terms of both a support to her theory of 'factual context' and a means to challenge teleology in historical determinism and traditional philosophies of history. In what respect does Arendt believe that storytelling as a non-partisan ‘shaping’ of fac- tual material can support the right of human beings to have access to factual truth? And how does storytelling contribute to illuminate what we my term Arendt’s non-organic idea of history, an idea capable of highlighting the ele- mentary structure of individual events understood as ‘crystallized’ historical entities? These are some of the issues the article is intended to cope with.

Contrariamente all’uso comune, che associa lo storytelling all’arbitrio narrativo, all’interpretazione soggettiva e all’opinione, il focus posto da Arendt sullo storytelling intende ancorare la storiografia alla verità dei fatti, che resta l’obiettivo prioritario, nonostante le difficoltà a mettere in luce un fatto in modo veridico, fermo restando che i fatti «non sono la storia». L’articolo evidenzia l’importante funzione di questo focus In un’epoca di de-fattualizzazione dei fatti, oggi ancora più evidente di quanto già apparisse chiaro alla filosofa. Arendt cerca di associare lo storytelling a un ‘truth-telling’, ai vincoli che impongono di attenersi alla costellazione di elementi che nel loro insieme ‘presentano’ un evento. L’articolo mette in luce come questa strategia intenda contrastare non solo la tendenza di quegli analisti politici che basano una certa storia o certe circostanze su ‘immagini’ o pseudo-notizie costruite ad hoc, con il preciso intento di manipolare i fatti e sfumare la distinzione tra opinioni e verità, ma anche la tendenza delle ‘scienze storiche’ a mettere in subordine lo story-telling, per privilegiare assunti epistemologici e criteri come quello del principio di causalità, in grado di fissare in forma lineare e razionale la relazione tra i fatti. Utilizzando il concetto benjaminiano di costellazione Arendt apre viceversa lo storytelling a una operazione di costruzione che la rende simile ad altre attività “superiori” nella sfera dell’Homo faber (l’arte, la poesia, la scrittura), in cui è una necessità interna e non una necessità imposta dall’esterno che guida il processo innescato da un evento. Processo che lo storytelling deve potere intercettare e dispiegare nella sua ‘struttura elementare’ di novità.

Storytelling. Hannah Arendt e il racconto di storia

Elena Tavani
2021-01-01

Abstract

The essay argues that Arendt's idea of storytelling supports a non-organic idea of history and a narrative in terms of both a support to her theory of 'factual context' and a means to challenge teleology in historical determinism and traditional philosophies of history. In what respect does Arendt believe that storytelling as a non-partisan ‘shaping’ of fac- tual material can support the right of human beings to have access to factual truth? And how does storytelling contribute to illuminate what we my term Arendt’s non-organic idea of history, an idea capable of highlighting the ele- mentary structure of individual events understood as ‘crystallized’ historical entities? These are some of the issues the article is intended to cope with.
2021
Contrariamente all’uso comune, che associa lo storytelling all’arbitrio narrativo, all’interpretazione soggettiva e all’opinione, il focus posto da Arendt sullo storytelling intende ancorare la storiografia alla verità dei fatti, che resta l’obiettivo prioritario, nonostante le difficoltà a mettere in luce un fatto in modo veridico, fermo restando che i fatti «non sono la storia». L’articolo evidenzia l’importante funzione di questo focus In un’epoca di de-fattualizzazione dei fatti, oggi ancora più evidente di quanto già apparisse chiaro alla filosofa. Arendt cerca di associare lo storytelling a un ‘truth-telling’, ai vincoli che impongono di attenersi alla costellazione di elementi che nel loro insieme ‘presentano’ un evento. L’articolo mette in luce come questa strategia intenda contrastare non solo la tendenza di quegli analisti politici che basano una certa storia o certe circostanze su ‘immagini’ o pseudo-notizie costruite ad hoc, con il preciso intento di manipolare i fatti e sfumare la distinzione tra opinioni e verità, ma anche la tendenza delle ‘scienze storiche’ a mettere in subordine lo story-telling, per privilegiare assunti epistemologici e criteri come quello del principio di causalità, in grado di fissare in forma lineare e razionale la relazione tra i fatti. Utilizzando il concetto benjaminiano di costellazione Arendt apre viceversa lo storytelling a una operazione di costruzione che la rende simile ad altre attività “superiori” nella sfera dell’Homo faber (l’arte, la poesia, la scrittura), in cui è una necessità interna e non una necessità imposta dall’esterno che guida il processo innescato da un evento. Processo che lo storytelling deve potere intercettare e dispiegare nella sua ‘struttura elementare’ di novità.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Tavani. E._Studi Filosofici_2021_.pdf

solo utenti autorizzati

Licenza: NON PUBBLICO - Accesso privato/ristretto
Dimensione 153.19 kB
Formato Adobe PDF
153.19 kB Adobe PDF   Visualizza/Apri   Richiedi una copia

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11574/203865
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
social impact