This article aims to investigate the interaction between the topic of Mediterranean lingua franca and the work of Elisa Chimenti, considering the case study of the unpublished novel "Khadija de l’île sarde". Writer, journalist, teacher and anthropologist, Chimenti travelled from Italy to Tunisia and ending in Morocco, where she finally chooses Tangier as her self-exile land. The article will first address the biography and the work of the author, and then it will analyse the way her writing recall - with significant differences - the “pidgin franco” that was common in the Mediterranean harbours between the XVI and the XIX century. Chimenti’s multi-linguistic style entangles the French language with Neapolitan, Italian, Deutsch, Spanish and Arabic, therefore establishing a language that is profoundly hybrid and prismatic: it is a mélange of figures of speech, Mediterranean traditions and cultures, where all the connections, references and mutual genealogies are finely crafted together.

Il presente articolo intende riflettere sulla declinazione del concetto di lingua franca mediterranea nell’opera di Elisa Chimenti, a partire dal caso di studio del racconto inedito "Khadija de l’île sarde". Scrittrice, giornalista, insegnante ed antropologa, Chimenti ha viaggiato dall’Italia alla Tunisia al Marocco, per scegliere Tangeri come terra d’asilo/esilio. L’articolo affronterà prima la biografia e l’opera dell’autrice, per poi riflettere su come nella sua scrittura si riecheggi – non senza importanti differenze – il “pidgin franco” in uso nei porti del mar Mediterraneo tra il XVI ed il XIX secolo. Mescolando il francese con il napoletano, l’italiano, il tedesco, lo spagnolo, l’arabo, l’autrice costruisce una lingua profondamente ibridata e prismatica, nella quale confluiscono insieme alle forme espressive anche i diversi modi di dire, le tradizioni e le culture mediterranee, di cui Chimenti coglie tutte le affinità, i rimandi e le genealogie incrociate.

"Oltre la lingua franca". Il plurilinguismo mediterraneo di Elisa Chimenti

Bianca Vallarano
In corso di stampa

Abstract

This article aims to investigate the interaction between the topic of Mediterranean lingua franca and the work of Elisa Chimenti, considering the case study of the unpublished novel "Khadija de l’île sarde". Writer, journalist, teacher and anthropologist, Chimenti travelled from Italy to Tunisia and ending in Morocco, where she finally chooses Tangier as her self-exile land. The article will first address the biography and the work of the author, and then it will analyse the way her writing recall - with significant differences - the “pidgin franco” that was common in the Mediterranean harbours between the XVI and the XIX century. Chimenti’s multi-linguistic style entangles the French language with Neapolitan, Italian, Deutsch, Spanish and Arabic, therefore establishing a language that is profoundly hybrid and prismatic: it is a mélange of figures of speech, Mediterranean traditions and cultures, where all the connections, references and mutual genealogies are finely crafted together.
In corso di stampa
Il presente articolo intende riflettere sulla declinazione del concetto di lingua franca mediterranea nell’opera di Elisa Chimenti, a partire dal caso di studio del racconto inedito "Khadija de l’île sarde". Scrittrice, giornalista, insegnante ed antropologa, Chimenti ha viaggiato dall’Italia alla Tunisia al Marocco, per scegliere Tangeri come terra d’asilo/esilio. L’articolo affronterà prima la biografia e l’opera dell’autrice, per poi riflettere su come nella sua scrittura si riecheggi – non senza importanti differenze – il “pidgin franco” in uso nei porti del mar Mediterraneo tra il XVI ed il XIX secolo. Mescolando il francese con il napoletano, l’italiano, il tedesco, lo spagnolo, l’arabo, l’autrice costruisce una lingua profondamente ibridata e prismatica, nella quale confluiscono insieme alle forme espressive anche i diversi modi di dire, le tradizioni e le culture mediterranee, di cui Chimenti coglie tutte le affinità, i rimandi e le genealogie incrociate.
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