Freude - Friedrich Hölderlin

Maria Arpaia
2018-01-01

2018
Italiano
A.A. V.V.
F. Di Battista, T. Gennaro, M. Iacovella, C. Miglio, G. Puzzo
Lessico europeo. Sezione tedesca: il movimento
69
110
42
978-88-9377-064-4
Sapienza Università Editrice
Esperti anonimi
Nella scrittura hölderliniana il lemma si trova in rapporti di sinonimia con Frohe, Wonne, Lust, Vergnügen, termini che indicano piacere, delizia, gioia fisica, di solito derivata dall’assenza di dolore, i cui effetti acquisiscono però una risonanza emotiva. I suoi antonimi, infatti, sono Leid e Trauer, che indicano un dolore spirituale, proveniente dalla sperimentazione del male del mondo e dello scontro tra la finitezza dei limiti umani rispetto al desiderio di infinito. Tuttavia, per preparasi all’elevazione dell’anima al divino, per Hölderlin è necessaria una condizione spirituale di quiete e calma. Il termine Freude, infatti, co-occorre di frequente con Stille e Ruhe, in un rapporto binario di reciproca implicazione, efficacemente riassunto nel sintagma «stille Freude». L’espressione, che potrebbe sembrare ossimorica, in realtà indica la quiete come condizione necessaria per il raggiungimento della Freude. Il lemma co-occorre anche con i termini derivati dalla radice di Glück, sia nella sua accezione sostantiva, Glücklichkeit, che verbale, glücken. Il concetto, che di solito indica una “felicità consequenziale alla buona sorte”, viene impiegato per connotare una condizione di elevazione dell’animo verso il divino. Se in Freude è possibile identificare un piacere catastematico, che predispone l’uomo ad accogliere il divino, in Glück si riscontra quella felicità panica, che caratterizza l’effetto dell’epifania degli dei sui mortali e che viene indicato con il sostantivo Begeisterung (entusiasmo), slancio dell’uomo verso la fusione, seppur fugace e illusoria, con la divinità. La pervasività del concetto di Freude nella scrittura hölderliniana è testimoniata anche dalla straordinaria occorrenza di parole composte, che connotano ogni elemento che abbia una incidenza più o meno diretta sulla percezione della gioia: il giorno che annuncia il divino, il canto che se ne fa sacerdote, il cielo che ne ospita l’epifania.
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Arpaia, Maria
2 Contributo in Volume::2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11574/235529
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