Nel corso degli ultimi anni, la maggioranza degli studiosi ha messo in discussione quella visione, prevalente soprattutto nella letteratura del secolo scorso, che individuava nelle esigenze di sicurezza di Washington in America Latina la ragione fondamentale dell’affermazione delle dittature nel Cono Sud, mettendo in risalto tutti quei fattori “interni” che contribuirono in maniera decisiva al loro avvento. Sulla base di questa prospettiva, che chi scrive condivide ampiamente, l’ascesa dei regimi “civico-militari”, a partire dalla metà degli anni Sessanta, fu il risultato, non tanto di una sorta di longa manus degli Stati Uniti sul subcontinente, che determinò percorsi nazionali e orientò a piacimento attori locali di vario tipo, quanto, piuttosto, di dinamiche soprattutto endogene, che videro, ad esempio, le élite latinoamericane più conservatrici invocare, favorire o addirittura determinare derive di tipo autoritario. Questi elementi sono stati evidenziati anche nel caso del Cile, rispetto al quale il dibattito storiografico si è sempre più soffermato sulle caratteristiche dei processi politici interni. Se tutto ciò è indubbiamente vero, c’è da dire anche che l’ingerenza degli Stati Uniti nella vita dei paesi latinoamericani rappresenta, a sua volta, una verità storica di difficile confutazione. L’obiettivo di questo contributo è stato quello di analizzare, in una prospettiva di lungo periodo e sulla base soprattutto di fonti nordamericane, le interferenze statunitensi in America Latina nel contesto della Guerra fredda, con particolare attenzione al caso del Cile e agli eventi drammatici che portarono al golpe dell’11 settembre.
«La più grave sfida mai affrontata in questo emisfero»: gli Stati Uniti, la “via cilena al socialismo” e il golpe del 1973
Alessandro Guida
2024-01-01
Abstract
Nel corso degli ultimi anni, la maggioranza degli studiosi ha messo in discussione quella visione, prevalente soprattutto nella letteratura del secolo scorso, che individuava nelle esigenze di sicurezza di Washington in America Latina la ragione fondamentale dell’affermazione delle dittature nel Cono Sud, mettendo in risalto tutti quei fattori “interni” che contribuirono in maniera decisiva al loro avvento. Sulla base di questa prospettiva, che chi scrive condivide ampiamente, l’ascesa dei regimi “civico-militari”, a partire dalla metà degli anni Sessanta, fu il risultato, non tanto di una sorta di longa manus degli Stati Uniti sul subcontinente, che determinò percorsi nazionali e orientò a piacimento attori locali di vario tipo, quanto, piuttosto, di dinamiche soprattutto endogene, che videro, ad esempio, le élite latinoamericane più conservatrici invocare, favorire o addirittura determinare derive di tipo autoritario. Questi elementi sono stati evidenziati anche nel caso del Cile, rispetto al quale il dibattito storiografico si è sempre più soffermato sulle caratteristiche dei processi politici interni. Se tutto ciò è indubbiamente vero, c’è da dire anche che l’ingerenza degli Stati Uniti nella vita dei paesi latinoamericani rappresenta, a sua volta, una verità storica di difficile confutazione. L’obiettivo di questo contributo è stato quello di analizzare, in una prospettiva di lungo periodo e sulla base soprattutto di fonti nordamericane, le interferenze statunitensi in America Latina nel contesto della Guerra fredda, con particolare attenzione al caso del Cile e agli eventi drammatici che portarono al golpe dell’11 settembre.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.