A partire dall’idea di radicamento di Simone Weil e dall’idea di “superfluità umana” di Hannah Arendt, il presente studio intende analizzare il tema dello sradicamento nel pensatore romeno di lingua francese, Emil Cioran. La perdita delle radici, prima geografiche e poi linguistiche, sono solo una prima manifestazione del suo essere apolide, in quanto i suoi scritti dimostrano che tale condizione sia in realtà una dimensione essenziale della figura stessa del pensatore, sviluppando l’idea secondo cui costui sia come un esule, un individuo dunque lontano dalla patria e che spesso è privo di legami stabili con il mondo circostante. Le due filosofe dimostrano che uno dei possibili antidoti al problema ontologico dello sradicamento sembra essere il radicamento nel pensiero, l’attività di pensare come devozione e fedeltà a se stessi e al proprio essere autenticamente umani. Il pensatore, proprio perché riesce a distaccarsi dal mondo circostante, è in grado di creare un’altra dimora, affondando le proprie radici nel suo fare filosofia. Come in un di viaggio verso l’illogicità e le astrazioni, Cioran, emigrando dal buon senso, dall’equilibrio e dal giudizio che gli vengono imposti dalla società, realizza un’esplorazione della condizione umana a partire dallo stato di sradicamento, un punto di partenza essenziale per una profonda e angosciosa esplorazione di se stesso, alla ricerca di radici profonde da immergere nello spazio evanescente, ma sostanziale della filosofia.
“Il pensatore è un emigrante”. Sullo sradicamento di Emil Cioran
Irma Maria Grazia Carannante
2025-01-01
Abstract
A partire dall’idea di radicamento di Simone Weil e dall’idea di “superfluità umana” di Hannah Arendt, il presente studio intende analizzare il tema dello sradicamento nel pensatore romeno di lingua francese, Emil Cioran. La perdita delle radici, prima geografiche e poi linguistiche, sono solo una prima manifestazione del suo essere apolide, in quanto i suoi scritti dimostrano che tale condizione sia in realtà una dimensione essenziale della figura stessa del pensatore, sviluppando l’idea secondo cui costui sia come un esule, un individuo dunque lontano dalla patria e che spesso è privo di legami stabili con il mondo circostante. Le due filosofe dimostrano che uno dei possibili antidoti al problema ontologico dello sradicamento sembra essere il radicamento nel pensiero, l’attività di pensare come devozione e fedeltà a se stessi e al proprio essere autenticamente umani. Il pensatore, proprio perché riesce a distaccarsi dal mondo circostante, è in grado di creare un’altra dimora, affondando le proprie radici nel suo fare filosofia. Come in un di viaggio verso l’illogicità e le astrazioni, Cioran, emigrando dal buon senso, dall’equilibrio e dal giudizio che gli vengono imposti dalla società, realizza un’esplorazione della condizione umana a partire dallo stato di sradicamento, un punto di partenza essenziale per una profonda e angosciosa esplorazione di se stesso, alla ricerca di radici profonde da immergere nello spazio evanescente, ma sostanziale della filosofia.| File | Dimensione | Formato | |
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