Definire il moralista è impresa ardua, per non dire impossibile. Secondo la formulazione ben nota di Louis Van Delft, il moralista classico è quell’intellettuale che analizza i costumi (« mores ») degli esseri umani privilegiando spesso forme di scrittura brevi o discontinue - dalla massima al carattere, dalla divagazione saggistica all’aforisma - e restando il più possibile « ad altezza d’uomo ». Gli studi sui moralisti, tuttavia, tendono generalmente a privilegiare la dimensione ideologica, il retroterra filosofico, l’intento polemico o satirico. Gli articoli del presente volume, invece, prendono in esame soprattutto le strategie di scrittura, le « figure » di cui si servono i moralisti, sia a livello microtestuale che macrotestuale, per rendere accattivante, incisivo e persuasivo un discorso spesso sconcertante e paradossale.

Forma breve e figuralità nella moralistica europea (XVI-XX secolo)

Corradi
2025-01-01

Abstract

Definire il moralista è impresa ardua, per non dire impossibile. Secondo la formulazione ben nota di Louis Van Delft, il moralista classico è quell’intellettuale che analizza i costumi (« mores ») degli esseri umani privilegiando spesso forme di scrittura brevi o discontinue - dalla massima al carattere, dalla divagazione saggistica all’aforisma - e restando il più possibile « ad altezza d’uomo ». Gli studi sui moralisti, tuttavia, tendono generalmente a privilegiare la dimensione ideologica, il retroterra filosofico, l’intento polemico o satirico. Gli articoli del presente volume, invece, prendono in esame soprattutto le strategie di scrittura, le « figure » di cui si servono i moralisti, sia a livello microtestuale che macrotestuale, per rendere accattivante, incisivo e persuasivo un discorso spesso sconcertante e paradossale.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11574/252661
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