Soffermandosi nei "Saggi critici" su Giovanni Prati, in particolare su "Satana e le Grazie" e l’"Armando", Francesco De Sanctis aveva osservato che il poeta («il primo poeta di second’ordine»), i cui versi erano strutturati secondo un impianto astratto e artificioso, aveva mascherato una certa aridità del sentire e un’intuizione parziale del mondo e delle cose. Nella sperimentazione ambiziosa, nella ridondanza quasi manieristica, il critico individuava il limite invalicabile di Prati, limite che lo spinse a non inserirlo nella "Storia della letteratura italiana", così innescando il processo della sua esclusione dalla definizione del canone letterario dell’Ottocento, che perdurò anche nel secolo successivo.
Francesco De Sanctis e Giovanni Prati, “Il primo poeta di second’ordine”
Apollonia Striano
2024-01-01
Abstract
Soffermandosi nei "Saggi critici" su Giovanni Prati, in particolare su "Satana e le Grazie" e l’"Armando", Francesco De Sanctis aveva osservato che il poeta («il primo poeta di second’ordine»), i cui versi erano strutturati secondo un impianto astratto e artificioso, aveva mascherato una certa aridità del sentire e un’intuizione parziale del mondo e delle cose. Nella sperimentazione ambiziosa, nella ridondanza quasi manieristica, il critico individuava il limite invalicabile di Prati, limite che lo spinse a non inserirlo nella "Storia della letteratura italiana", così innescando il processo della sua esclusione dalla definizione del canone letterario dell’Ottocento, che perdurò anche nel secolo successivo.| File | Dimensione | Formato | |
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