L’articolo analizza il Diario di Ovidio di Marin Mincu, romanzo che trasfigura l’esilio del poeta a Tomis in un percorso iniziatico segnato da metamorfosi interiore, dissoluzione dell’io e immersione nella cultura dei Geti. Attraverso una prosa frammentaria e visionaria, Mincu libera Ovidio dalla dimensione elegiaca del lamento per restituirlo come figura in cerca di rigenerazione spirituale, guidata dalla dottrina di Zalmoxis e dall’enigmatica presenza di Medea. Quest’ultima, reinterpretata oltre la tradizione elegiaca, diventa simbolo di una forza primordiale capace di oltrepassare ogni limite umano, soprattutto attraverso il gesto estremo dell’uccisione di Absirto, che ossessiona l’Ovidio del romanzo. Il saggio mette inoltre in luce il ruolo fondativo del mito ovidiano nell’immaginario romeno, legato al sentimento del dor e alla percezione dell’esilio come esperienza ontologica. Il contributo si chiude richiamando il giudizio di Umberto Eco, che riconosce nel libro di Mincu la restituzione di «un Ovidio sconosciuto in un luogo perduto», sospeso tra storia, mito e meditazione filosofica.

Metamorfosi mediterranee, esili e rinascite sulle rive del Mar Nero. L’Ovidio di Marin Mincu sulle tracce di Medea a Tomis

Giovanni Rotiroti
2026-01-01

Abstract

L’articolo analizza il Diario di Ovidio di Marin Mincu, romanzo che trasfigura l’esilio del poeta a Tomis in un percorso iniziatico segnato da metamorfosi interiore, dissoluzione dell’io e immersione nella cultura dei Geti. Attraverso una prosa frammentaria e visionaria, Mincu libera Ovidio dalla dimensione elegiaca del lamento per restituirlo come figura in cerca di rigenerazione spirituale, guidata dalla dottrina di Zalmoxis e dall’enigmatica presenza di Medea. Quest’ultima, reinterpretata oltre la tradizione elegiaca, diventa simbolo di una forza primordiale capace di oltrepassare ogni limite umano, soprattutto attraverso il gesto estremo dell’uccisione di Absirto, che ossessiona l’Ovidio del romanzo. Il saggio mette inoltre in luce il ruolo fondativo del mito ovidiano nell’immaginario romeno, legato al sentimento del dor e alla percezione dell’esilio come esperienza ontologica. Il contributo si chiude richiamando il giudizio di Umberto Eco, che riconosce nel libro di Mincu la restituzione di «un Ovidio sconosciuto in un luogo perduto», sospeso tra storia, mito e meditazione filosofica.
2026
978-88-6719-373-8
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11574/257401
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