Pensare la crisi climatica significa cogliere la soglia epocale nella quale si rendono sempre più visibili le contraddizioni della forma di-società capitalista: crescita, debito, accelerazione e accumulazione non designano soltanto logiche di organizzazione economica, ma definiscono un’esperienza del tempo che cattura il futuro, lo espropria, lo riduce a prolungamento del presente. E così l’avvenire si restringe, la trasformazione politica cede il passo alla governance dell’esistente, mentre sfruttamento, dominio ed espropriazione vengono ricondotti a esternalità da amministrare. Incrociando fenomenologia del tempo storico e teoria critica materialista, pensare la crisi climatica significa mettere alla prova le grammatiche liberali e neoliberali della responsabilità, indagando la temporalità estrattiva del capitalismo e riaprendo la questione della giustizia. In che tempo agire? significa chiedersi quali pratiche materiali, situate e collettive possano disarticolare i dispositivi della de-futurizzazione e riattivare il conflitto. Perché il problema non è sapere quale mondo verrà, ma spezzare la pretesa dell’esistente di esaurire il campo del possibile.

In che tempo agire? Ecologia politica e de-futurizzazione nell’epoca della crisi climatica

Salottolo Delio
2026-01-01

Abstract

Pensare la crisi climatica significa cogliere la soglia epocale nella quale si rendono sempre più visibili le contraddizioni della forma di-società capitalista: crescita, debito, accelerazione e accumulazione non designano soltanto logiche di organizzazione economica, ma definiscono un’esperienza del tempo che cattura il futuro, lo espropria, lo riduce a prolungamento del presente. E così l’avvenire si restringe, la trasformazione politica cede il passo alla governance dell’esistente, mentre sfruttamento, dominio ed espropriazione vengono ricondotti a esternalità da amministrare. Incrociando fenomenologia del tempo storico e teoria critica materialista, pensare la crisi climatica significa mettere alla prova le grammatiche liberali e neoliberali della responsabilità, indagando la temporalità estrattiva del capitalismo e riaprendo la questione della giustizia. In che tempo agire? significa chiedersi quali pratiche materiali, situate e collettive possano disarticolare i dispositivi della de-futurizzazione e riattivare il conflitto. Perché il problema non è sapere quale mondo verrà, ma spezzare la pretesa dell’esistente di esaurire il campo del possibile.
2026
978-88-9314-599-2
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11574/260680
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