Il plurilinguismo che caratterizza la produzione letteraria di Cecilia Böhl von Faber, nota con lo pseudonimo Fernán Caballero, rappresenta una sfida di grande interesse teorico e pratico per il traduttore che intenda “tradurre l’anima” di un’opera che riflette il profondo sincretismo linguistico e culturale che contraddistingue questa autrice. Di origini multiculturali, cresciuta in Germania e istruita in un collegio francese, Cecilia si trasferì in Andalusia in giovane età. Dedita alla letteratura sin dalla giovinezza, soltanto in età matura scelse lo spagnolo come lingua privilegiata delle sue opere a scopi editoriali, ricorrendo all’autotraduzione oppure affidando a letterati di fiducia la traduzione in spagnolo dei testi di genesi tedesca o francese. Da questa prassi creativa trilingue scaturì un ampio corpus letterario, il cui carattere composito emerge analogamente nella scrittura meno sorvegliata della sua produzione epistolare, tra code-mixing, calchi e interferenze linguistiche. La ritraduzione successiva delle opere spagnole verso il tedesco e il francese, destinate al mercato editoriale europeo dell’epoca, aggiunge un’ulteriore sfaccettatura alla pluralità linguistica che connota la sua letteratura. Il contributo intende esplorare la dimensione della traduzione e dell’autotraduzione, nonché approfondire l’influsso del trilinguismo nella scrittura dell’autrice, che trova nell’alternanza tra tre lingue differenti un mezzo privilegiato per esprimere la sua identità, tanto ibrida quanto l’“anima” delle sue opere.
Il trilinguismo di Cecilia Böhl von Faber tra scrittura, traduzione e autotraduzione
J. Balzano
2026-01-01
Abstract
Il plurilinguismo che caratterizza la produzione letteraria di Cecilia Böhl von Faber, nota con lo pseudonimo Fernán Caballero, rappresenta una sfida di grande interesse teorico e pratico per il traduttore che intenda “tradurre l’anima” di un’opera che riflette il profondo sincretismo linguistico e culturale che contraddistingue questa autrice. Di origini multiculturali, cresciuta in Germania e istruita in un collegio francese, Cecilia si trasferì in Andalusia in giovane età. Dedita alla letteratura sin dalla giovinezza, soltanto in età matura scelse lo spagnolo come lingua privilegiata delle sue opere a scopi editoriali, ricorrendo all’autotraduzione oppure affidando a letterati di fiducia la traduzione in spagnolo dei testi di genesi tedesca o francese. Da questa prassi creativa trilingue scaturì un ampio corpus letterario, il cui carattere composito emerge analogamente nella scrittura meno sorvegliata della sua produzione epistolare, tra code-mixing, calchi e interferenze linguistiche. La ritraduzione successiva delle opere spagnole verso il tedesco e il francese, destinate al mercato editoriale europeo dell’epoca, aggiunge un’ulteriore sfaccettatura alla pluralità linguistica che connota la sua letteratura. Il contributo intende esplorare la dimensione della traduzione e dell’autotraduzione, nonché approfondire l’influsso del trilinguismo nella scrittura dell’autrice, che trova nell’alternanza tra tre lingue differenti un mezzo privilegiato per esprimere la sua identità, tanto ibrida quanto l’“anima” delle sue opere.| File | Dimensione | Formato | |
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