Questo contributo muove dalla proliferazione di scenari post-apocalittici nella produzione culturale contemporanea per leggere il solarpunk come un’inversione di paradigma: non narrazione del collasso, ma laboratorio immaginativo in cui trasformazione tecnologica e cambiamento sociale si intrecciano. L’analisi si concentra sui tropi della riappropriazione e riconfigurazione dello spazio nelle antologie Glass and Gardens: Solarpunk Summers (2018) e Glass and Gardens: Solarpunk Winters (2020), curate da Sarena Ulibarri. In dialogo con la tradizione ecotopica e dell’utopia critica, queste narrative articolano un principio di solarità (Balkan 2022) fondato su processi collettivi e sempre aperti di riorganizzazione societaria e sulla centralizzazione di soggettività marginalizzate, siano esse umane che non umane. Emergono così due strategie principali: la re-immaginazione della città come ecosistema interconnesso che supera il dualismo natura/cultura; la riconversione di simboli capitalistici in spazi comunitari ed ecologicamente sostenibili, che sovvertono la logica estrattivistica e proprietaria. Pur evidenziandone limiti e contraddizioni, l’articolo interpreta il solarpunk come pratica capace di incrinare il realismo capitalista (Fisher 2009) e riaprire lo spazio del possibile.

"Glass and Gardens": Riappropriazione e re-immaginazione dello spazio nel solarpunk

Gaia Zaccaro
In corso di stampa

Abstract

Questo contributo muove dalla proliferazione di scenari post-apocalittici nella produzione culturale contemporanea per leggere il solarpunk come un’inversione di paradigma: non narrazione del collasso, ma laboratorio immaginativo in cui trasformazione tecnologica e cambiamento sociale si intrecciano. L’analisi si concentra sui tropi della riappropriazione e riconfigurazione dello spazio nelle antologie Glass and Gardens: Solarpunk Summers (2018) e Glass and Gardens: Solarpunk Winters (2020), curate da Sarena Ulibarri. In dialogo con la tradizione ecotopica e dell’utopia critica, queste narrative articolano un principio di solarità (Balkan 2022) fondato su processi collettivi e sempre aperti di riorganizzazione societaria e sulla centralizzazione di soggettività marginalizzate, siano esse umane che non umane. Emergono così due strategie principali: la re-immaginazione della città come ecosistema interconnesso che supera il dualismo natura/cultura; la riconversione di simboli capitalistici in spazi comunitari ed ecologicamente sostenibili, che sovvertono la logica estrattivistica e proprietaria. Pur evidenziandone limiti e contraddizioni, l’articolo interpreta il solarpunk come pratica capace di incrinare il realismo capitalista (Fisher 2009) e riaprire lo spazio del possibile.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11574/260841
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