La monografia affronta lo studio della prima grande ‘Società per Azioni’, sorta in Europa: una struttura centralizzata, forte, egemonica, espressione delle nascenti Province Unite. Dalla sede strategica di Batavia, la cosiddetta ‘Regina d’Oriente’, la VOC controllava e dirigeva il suo impero commerciale in Asia, muoveva flotte ed uomini, costruiva roccaforti, stabiliva nuove sedi: un network internazionale che, dalle coste della Cina e del Giappone, e con centro nel Sud Est Asiatico, giungeva ai litorali dell’India, al Golfo Persico, alle sponde dell’Africa. Migliaia e migliaia di dipendenti assunti in tutta Europa formavano schiere di marinai, lavoratori, impiegati, ufficiali della VOC, organizzati in una complessa e raffinata gerarchia di compiti e funzioni, e guidati dai XVII Signori: la Carta approvata il 20 marzo 1602, rappresentava un’eccezionale delega di poteri e consentiva alla Compagnia Riunita di esercitare monopoli, costituire tribunali, combattere guerre, stabilire strategie di conquista. Ed in questo, l’avventura della VOC fu davvero straordinaria. Il ‘Celeste Impero’, fu la meta più ambita della Compagnia Riunita e la più irraggiungibile: per le Province Unite lanciate alla conquista di nuovi mondi e soprattutto di nuovi mercati, le ‘Indie Orientali’, e più precisamente l’impero cinese, erano un obiettivo prioritario. La Cina, alla metà del secolo XVII, viveva il devastante passaggio dinastico dai Ming ai Qing. La VOC fu diretta partecipe di questi avvenimenti, ed inseguì per quasi tutto il Seicento, la vana speranza di stabilire rapporti paritari con l’impero cinese, o almeno di riuscire ad ottenere commerci privilegiati in Cina. Un mercantilismo cinese posto alla guida dei potenti Zheng si rivelò tuttavia indomito antagonista della VOC, costretta, nel perdente confronto, a tenere il passo sia economicamente sia militarmente. Anche l’attestazione in Giappone non dava alla Compagnia Riunita i risultati sperati. Il Settecento vide poi, nell’internazionale sede di Canton, un amaro epilogo per la VOC, in fase calante a fronte di una potente EIC e rassegnata, ormai, a condividere con molti la tanto agognata postazione in territorio cinese.

Guardando al 'Celeste Impero'... L'avventura della VOC in Asia Orientale

CARIOTI, Patrizia
2012

Abstract

La monografia affronta lo studio della prima grande ‘Società per Azioni’, sorta in Europa: una struttura centralizzata, forte, egemonica, espressione delle nascenti Province Unite. Dalla sede strategica di Batavia, la cosiddetta ‘Regina d’Oriente’, la VOC controllava e dirigeva il suo impero commerciale in Asia, muoveva flotte ed uomini, costruiva roccaforti, stabiliva nuove sedi: un network internazionale che, dalle coste della Cina e del Giappone, e con centro nel Sud Est Asiatico, giungeva ai litorali dell’India, al Golfo Persico, alle sponde dell’Africa. Migliaia e migliaia di dipendenti assunti in tutta Europa formavano schiere di marinai, lavoratori, impiegati, ufficiali della VOC, organizzati in una complessa e raffinata gerarchia di compiti e funzioni, e guidati dai XVII Signori: la Carta approvata il 20 marzo 1602, rappresentava un’eccezionale delega di poteri e consentiva alla Compagnia Riunita di esercitare monopoli, costituire tribunali, combattere guerre, stabilire strategie di conquista. Ed in questo, l’avventura della VOC fu davvero straordinaria. Il ‘Celeste Impero’, fu la meta più ambita della Compagnia Riunita e la più irraggiungibile: per le Province Unite lanciate alla conquista di nuovi mondi e soprattutto di nuovi mercati, le ‘Indie Orientali’, e più precisamente l’impero cinese, erano un obiettivo prioritario. La Cina, alla metà del secolo XVII, viveva il devastante passaggio dinastico dai Ming ai Qing. La VOC fu diretta partecipe di questi avvenimenti, ed inseguì per quasi tutto il Seicento, la vana speranza di stabilire rapporti paritari con l’impero cinese, o almeno di riuscire ad ottenere commerci privilegiati in Cina. Un mercantilismo cinese posto alla guida dei potenti Zheng si rivelò tuttavia indomito antagonista della VOC, costretta, nel perdente confronto, a tenere il passo sia economicamente sia militarmente. Anche l’attestazione in Giappone non dava alla Compagnia Riunita i risultati sperati. Il Settecento vide poi, nell’internazionale sede di Canton, un amaro epilogo per la VOC, in fase calante a fronte di una potente EIC e rassegnata, ormai, a condividere con molti la tanto agognata postazione in territorio cinese.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11574/30510
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