Il lavoro muove dalla considerazione del fatto che apparentemente, almeno a partire dagli ultimi decenni, il problema della traduzione nel settore degli studi di linguistica macro-comparativa si è di fatto dissolto, in quanto ormai quasi tutta la letteratura viene prodotta in lingua inglese. Anche laddove si opti per una traduzione dall’inglese o in una produzione diversa da quella in lingua inglese si deve effettivamente riconoscere che soprattutto per alcuni ambiti, come quello relativo alle etichette per le macro-famiglie, sembrano esserci equivalenti “facili” e consolidati come ci mostra il caso dell’ingl. Nostratic, fr. Nostratique, ted. Nostratisch, it. Nostratico. Tuttavia, a dispetto di tutto ciò, è opportuno riflettere sul fatto che proprio quelle che sembrano consolidate traduzioni nascondono un’insidia di fondo. Piuttosto che concentrarsi sulla possibilità di tradurre un termine tecnico, bisognerebbe appurare se quel termine abbia una sola ed univoca valenza semantica: molto spesso ci si trova di fronte alla condivisione di un unico termine metalinguistico, che presenta peraltro una buona resa traduttiva nelle principali lingue europee, alla quale non corrisponde una condivisione della teoria. Lo stesso termine nostratico, ad esempio, ricopre in realtà una vasta gamma di sfaccettature semantiche (da una concezione stretta ad una piuttosto ampia), senza poi voler fare riferimento al fatto che il termine viene impiegato tanto per il nome della famiglia quanto per quello della lingua ricostruita quanto per quello della teoria stessa. Inoltre, nel presente lavoro, viene messo in risalto come problemi rilevanti emergano non tanto per i termini tecnici, specifici, quanto piuttosto per la traduzione di lemmi che non fanno primariamente parte del metalinguaggio della linguistica e tanto meno della linguistica comparativa. Le incursioni sugli usi di due termini come mass e cognate, riutilizzati in funzione metalinguistica, ne hanno evidenziato le peculiarità semantiche e le conseguenti difficoltà per le possibili traduzioni italiane (si pensi , ad es. , che la traduzione più affermata per cognate, quella di affine, va in direzione opposta al valore di “consanguineo” implicito nella parola inglese). Peraltro, è stato messo in evidenza, come anche espressioni più tecniche, e apparentemente meno problematiche, come quelle di phylum e macrophylum, sebbene per motivi diversi, presentino altre difficoltà per la scelta degli equivalenti interlinguistici.

Problemi traduttivi nel metalinguaggio della macrocomparazione.

DI PACE, Lucia
2007

Abstract

Il lavoro muove dalla considerazione del fatto che apparentemente, almeno a partire dagli ultimi decenni, il problema della traduzione nel settore degli studi di linguistica macro-comparativa si è di fatto dissolto, in quanto ormai quasi tutta la letteratura viene prodotta in lingua inglese. Anche laddove si opti per una traduzione dall’inglese o in una produzione diversa da quella in lingua inglese si deve effettivamente riconoscere che soprattutto per alcuni ambiti, come quello relativo alle etichette per le macro-famiglie, sembrano esserci equivalenti “facili” e consolidati come ci mostra il caso dell’ingl. Nostratic, fr. Nostratique, ted. Nostratisch, it. Nostratico. Tuttavia, a dispetto di tutto ciò, è opportuno riflettere sul fatto che proprio quelle che sembrano consolidate traduzioni nascondono un’insidia di fondo. Piuttosto che concentrarsi sulla possibilità di tradurre un termine tecnico, bisognerebbe appurare se quel termine abbia una sola ed univoca valenza semantica: molto spesso ci si trova di fronte alla condivisione di un unico termine metalinguistico, che presenta peraltro una buona resa traduttiva nelle principali lingue europee, alla quale non corrisponde una condivisione della teoria. Lo stesso termine nostratico, ad esempio, ricopre in realtà una vasta gamma di sfaccettature semantiche (da una concezione stretta ad una piuttosto ampia), senza poi voler fare riferimento al fatto che il termine viene impiegato tanto per il nome della famiglia quanto per quello della lingua ricostruita quanto per quello della teoria stessa. Inoltre, nel presente lavoro, viene messo in risalto come problemi rilevanti emergano non tanto per i termini tecnici, specifici, quanto piuttosto per la traduzione di lemmi che non fanno primariamente parte del metalinguaggio della linguistica e tanto meno della linguistica comparativa. Le incursioni sugli usi di due termini come mass e cognate, riutilizzati in funzione metalinguistica, ne hanno evidenziato le peculiarità semantiche e le conseguenti difficoltà per le possibili traduzioni italiane (si pensi , ad es. , che la traduzione più affermata per cognate, quella di affine, va in direzione opposta al valore di “consanguineo” implicito nella parola inglese). Peraltro, è stato messo in evidenza, come anche espressioni più tecniche, e apparentemente meno problematiche, come quelle di phylum e macrophylum, sebbene per motivi diversi, presentino altre difficoltà per la scelta degli equivalenti interlinguistici.
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