È un contributo all‟analisi dello spettacolo Totò, principe di Danimarca che Leo de Berardinis mette in scena al Teatro Politeama di Asti nell‟ottobre del 1990. Attraverso una modalità originale di ripensare e mettere in scena il tragico shakespeariano, De Berardinis compie un‟operazione teatrale in cui la cultura „alta‟ di Shakespeare viene contaminata da quella „bassa‟, con prestiti dalla commedia dialettale, dalla farsa, dall‟avanspettacolo, dalla sceneggiata. La cifra attorica di Totò e l‟umore tragico di Amleto si intersecano e si specchiano, dando vita a sequenze sceniche dove comico e tragico si potenziano a vicenda, in un suggestivo miscuglio di inscindibili slittamenti. Accanto a queste due figure emblematiche affiorano, nei gesti e nelle cadenze della recitazione di Leo de Berardinis, altre ombre di maestri della scena, che hanno avuto un ruolo chiave nella sua ricerca estetica: Eduardo De Filippo, Charlie Chaplin, Ettore Petrolini, Laurence Olivier. La mescolanza di „alto‟ e „basso‟ si ripropone anche nell‟organizzazione dello spazio scenico, con l‟accostamento di elementi architettonici in stile classico a pezzi d'arredamento della quotidianità domestica, nonché nella colonna sonora che alterna brani di musica lirica e sinfonica con pezzi musicali di matrice popolare, “in uno spiazzante rimescolamento di stili recitativi, di ritmi drammaturgici, di segni scenografici”.

Comico e tragico: un connubio impossibile? Una riflessione su Totò, principe di Danimarca di Leo de Beraradinis

SOMMAIOLO, Paolo
2013-01-01

Abstract

È un contributo all‟analisi dello spettacolo Totò, principe di Danimarca che Leo de Berardinis mette in scena al Teatro Politeama di Asti nell‟ottobre del 1990. Attraverso una modalità originale di ripensare e mettere in scena il tragico shakespeariano, De Berardinis compie un‟operazione teatrale in cui la cultura „alta‟ di Shakespeare viene contaminata da quella „bassa‟, con prestiti dalla commedia dialettale, dalla farsa, dall‟avanspettacolo, dalla sceneggiata. La cifra attorica di Totò e l‟umore tragico di Amleto si intersecano e si specchiano, dando vita a sequenze sceniche dove comico e tragico si potenziano a vicenda, in un suggestivo miscuglio di inscindibili slittamenti. Accanto a queste due figure emblematiche affiorano, nei gesti e nelle cadenze della recitazione di Leo de Berardinis, altre ombre di maestri della scena, che hanno avuto un ruolo chiave nella sua ricerca estetica: Eduardo De Filippo, Charlie Chaplin, Ettore Petrolini, Laurence Olivier. La mescolanza di „alto‟ e „basso‟ si ripropone anche nell‟organizzazione dello spazio scenico, con l‟accostamento di elementi architettonici in stile classico a pezzi d'arredamento della quotidianità domestica, nonché nella colonna sonora che alterna brani di musica lirica e sinfonica con pezzi musicali di matrice popolare, “in uno spiazzante rimescolamento di stili recitativi, di ritmi drammaturgici, di segni scenografici”.
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