La società coloniale poggiava su principi opposti a quelli propri della realtà metropolitana: un diritto d’eccezione permanente trovava applicazione per i territori e le popolazioni coloniali. Questa situazione consentì allo Stato colonizzatore di costruire un sistema giuridico che si caratterizzò per le sue particolarità pragmatiche. Speciali esigenze e condizioni che sino alla metà degli anni Trenta lasciarono il diritto coloniale confinato in un ambito culturale del tutto marginale. Solo il successo dell’avventura imperiale italiana in Africa Orientale determinò un mutamento profondo nell’atteggiamento ostile della scienza giuridica nei confronti del diritto coloniale e la ricerca addirittura di una sua autonoma nozione. Dopo il 1936 l’azione di governo per le questioni legate alla gestione degli affari coloniali acquistarono un rilievo nazionale sino ad allora sconosciuto. Così i giuristi che operavano in colonia, con la proclamazione dell’Impero, tentarono di dare rilievo scientifico alla propria attività attraverso l’ambizioso progetto dell’affermazione di una nozione fondante per il diritto coloniale. Il saggio esamina i vari tentativi compiuti alla ricerca di una definizione sistematica del diritto coloniale, in grado di dare dignità scientifica alla specialità che sino a quel momento aveva regolato in maniera pragmatica i rapporti giuridici pubblici e privati in Oltremare. Nel rapporto tra il pragmatico sistema giuridico coloniale e le regole dell’ordinamento positivo della madrepatria si coglieva immediatamente il carattere di eccezionalità del diritto coloniale. In realtà la colonizzazione rappresentò, dal punto di vista giuridico e non solo, un’occasione di ritorno al passato. La condizione coloniale, al di là delle dichiarazioni di principio, fu ben saldamente costruita sul privilegio e quindi sulla necessità di imporre alle società indigene strutture, economie, procedure in grado di assicurare la valorizzazione dei territori a vantaggio dei colonizzatori. Un diritto d’eccezione permanente trovò applicazione nei confronti delle popolazioni indigene. Sin dal momento della conquista dei territori, un diffuso potere regolamentare e l’assenza di diritti politici per i locali caratterizzarono gli ordinamenti giuridici coloniali anche italiani.

Il diritto coloniale

MARTONE, Luciano
2012

Abstract

La società coloniale poggiava su principi opposti a quelli propri della realtà metropolitana: un diritto d’eccezione permanente trovava applicazione per i territori e le popolazioni coloniali. Questa situazione consentì allo Stato colonizzatore di costruire un sistema giuridico che si caratterizzò per le sue particolarità pragmatiche. Speciali esigenze e condizioni che sino alla metà degli anni Trenta lasciarono il diritto coloniale confinato in un ambito culturale del tutto marginale. Solo il successo dell’avventura imperiale italiana in Africa Orientale determinò un mutamento profondo nell’atteggiamento ostile della scienza giuridica nei confronti del diritto coloniale e la ricerca addirittura di una sua autonoma nozione. Dopo il 1936 l’azione di governo per le questioni legate alla gestione degli affari coloniali acquistarono un rilievo nazionale sino ad allora sconosciuto. Così i giuristi che operavano in colonia, con la proclamazione dell’Impero, tentarono di dare rilievo scientifico alla propria attività attraverso l’ambizioso progetto dell’affermazione di una nozione fondante per il diritto coloniale. Il saggio esamina i vari tentativi compiuti alla ricerca di una definizione sistematica del diritto coloniale, in grado di dare dignità scientifica alla specialità che sino a quel momento aveva regolato in maniera pragmatica i rapporti giuridici pubblici e privati in Oltremare. Nel rapporto tra il pragmatico sistema giuridico coloniale e le regole dell’ordinamento positivo della madrepatria si coglieva immediatamente il carattere di eccezionalità del diritto coloniale. In realtà la colonizzazione rappresentò, dal punto di vista giuridico e non solo, un’occasione di ritorno al passato. La condizione coloniale, al di là delle dichiarazioni di principio, fu ben saldamente costruita sul privilegio e quindi sulla necessità di imporre alle società indigene strutture, economie, procedure in grado di assicurare la valorizzazione dei territori a vantaggio dei colonizzatori. Un diritto d’eccezione permanente trovò applicazione nei confronti delle popolazioni indigene. Sin dal momento della conquista dei territori, un diffuso potere regolamentare e l’assenza di diritti politici per i locali caratterizzarono gli ordinamenti giuridici coloniali anche italiani.
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