La proclamazione dell’Impero determinò un nuovo interesse governativo per le colonie: uno dei segni più evidenti di questo nuovo orientamento fu, oltre alla trasformazione del ministero delle Colonie in ministero dell’Africa Italiana anche, il conseguente passaggio delle competenze consultive dall’affollato Consiglio Superiore Coloniale, organo composto da ben 18 membri, ad una Sezione del Consiglio di Stato, la VI, creata appositamente per l’esame degli affari dell’Africa italiana. La nuova Sezione doveva assecondare, coadiuvare e sostenere l’azione amministrativa per le colonie d’Oltremare. In questa prospettiva le questioni affrontate dal Consiglio di Stato hanno particolare rilievo per la conoscenza della colonizzazione e l’impatto degli interessi economici in un ambiente naturale lontano e diverso dalla madrepatria e consentono anche di ampliare il campo d’indagine sull’andamento della giustizia in colonia. Un percorso d’analisi che consente di approfondire e verificare, direttamente sulla documentazione d’archivio, la legalità dei procedimenti e della giustizia amministrativa. In realtà le circostanze di fatto atipiche determinarono, per la burocrazia coloniale, una originale percezione delle questioni giuridiche e l’uso di una tecnica di ragionamento tipicamente discrezionale. I provvedimenti adottati furono quasi sempre considerati d’ordine pratico, non essendo l’amministrazione di questi territori coerente con la configurazione dei rapporti sociali e giuridici della madrepatria. Le autorità di governo locale, essendo espressione di un inequivocabile principio di dominazione, erano consapevoli di esercitare poteri non fondati sugli stessi principi e sulle stesse regole valide e vigenti in territorio metropolitano. Dalla lettura dei pareri del Consiglio di Stato emerge un governo coloniale autoritario e alla continua affermazione della propria autonomia per diversità di luoghi, di clima, di costumi, di rapporti umani, di circostanze e di situazioni d’esercizio ritenute sempre speciali. Attraverso i dati che emergono dall’attività della Sezione africana del Consiglio di Stato, è così possibile esaminare in dettaglio la prassi amministrativa coloniale, i comportamenti concreti dei funzionari nella gestione degli affari coloniali – dagli appalti pubblici alle concessioni relative alla colonizzazione agraria, dal reclutamento dei pubblici impiegati d’Oltremare alle transazioni – e valutare in maniera documentata la disinvolta politica di spesa pubblica messa in atto per i territori coloniali.

Il Consiglio di Stato e l'Africa italiana: la VI sezione dal febbraio 1939 al maggio 1948

MARTONE, Luciano
2011

Abstract

La proclamazione dell’Impero determinò un nuovo interesse governativo per le colonie: uno dei segni più evidenti di questo nuovo orientamento fu, oltre alla trasformazione del ministero delle Colonie in ministero dell’Africa Italiana anche, il conseguente passaggio delle competenze consultive dall’affollato Consiglio Superiore Coloniale, organo composto da ben 18 membri, ad una Sezione del Consiglio di Stato, la VI, creata appositamente per l’esame degli affari dell’Africa italiana. La nuova Sezione doveva assecondare, coadiuvare e sostenere l’azione amministrativa per le colonie d’Oltremare. In questa prospettiva le questioni affrontate dal Consiglio di Stato hanno particolare rilievo per la conoscenza della colonizzazione e l’impatto degli interessi economici in un ambiente naturale lontano e diverso dalla madrepatria e consentono anche di ampliare il campo d’indagine sull’andamento della giustizia in colonia. Un percorso d’analisi che consente di approfondire e verificare, direttamente sulla documentazione d’archivio, la legalità dei procedimenti e della giustizia amministrativa. In realtà le circostanze di fatto atipiche determinarono, per la burocrazia coloniale, una originale percezione delle questioni giuridiche e l’uso di una tecnica di ragionamento tipicamente discrezionale. I provvedimenti adottati furono quasi sempre considerati d’ordine pratico, non essendo l’amministrazione di questi territori coerente con la configurazione dei rapporti sociali e giuridici della madrepatria. Le autorità di governo locale, essendo espressione di un inequivocabile principio di dominazione, erano consapevoli di esercitare poteri non fondati sugli stessi principi e sulle stesse regole valide e vigenti in territorio metropolitano. Dalla lettura dei pareri del Consiglio di Stato emerge un governo coloniale autoritario e alla continua affermazione della propria autonomia per diversità di luoghi, di clima, di costumi, di rapporti umani, di circostanze e di situazioni d’esercizio ritenute sempre speciali. Attraverso i dati che emergono dall’attività della Sezione africana del Consiglio di Stato, è così possibile esaminare in dettaglio la prassi amministrativa coloniale, i comportamenti concreti dei funzionari nella gestione degli affari coloniali – dagli appalti pubblici alle concessioni relative alla colonizzazione agraria, dal reclutamento dei pubblici impiegati d’Oltremare alle transazioni – e valutare in maniera documentata la disinvolta politica di spesa pubblica messa in atto per i territori coloniali.
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