Political Spatialities : the nature of geographical space and its representations This work proposes some considerations on the “political” character of geographical space and its representations, trying to reconstruct some highlights of the ejection of political shapes from modern geographical reflection. In particular, from the stage of institutionalization of knowledges between the 18th and 19th centuries. Starting from the suggestions of Franco Farinelli, who argues that the geography represents the archetypical and primordial form of western knowledge, it focuses on crucial rule of Kant’s reflections – in its “Phisical Geography” – in scope of underline the break between philosophy and geography in the middle of modernity. At the same time it stresses the value of the perlocutionary function of cartographic image, setting a connection with Austin’s Speech Act Theory, validated by Giorgio Mangani’s works, on rethorical and meditative functions of the geographical map. Finally, in the inner of oscillation between the world as a picture and the world as a telling, it deals with the political sides embedded in political character of geographical space, in the era when following the Columbus’ discovery, it was defined a new Earth’s image. Therefore the Treaty of Tordesillas and the Cantino Map are read in the light of Carl Schmitt’s reflections on the “thought for global lines”. Il lavoro propone alcune considerazioni sulla natura “politica” dello spazio geografico e delle sue rappresentazioni, provando a ricostruire alcuni aspetti salienti della espulsione della dimensione del politico dalla riflessione della geografia moderna. In particolare a partire dalla fase di istituzionalizzazione dei saperi fra XVIII e XIX secolo. A partire dalla sollecitazione proposta da Franco Farinelli per il quale la geografia rappresenta la forma archetipica e originaria del sapere occidentale, si pone l'accento sul ruolo cruciale assunto dalle riflessioni di Kant – nella sua “Geografia Fisica” – per mettere a fuoco la frattura che si consuma tra filosofia e geografia nel cuore della modernità. Al tempo stesso si sottolinea la valenza della funzione perlocutiva dell'immagine cartografica, stabilendo una connessione con la teoria degli atti linguistici di Austin, validata dalle interpretazioni dei contributi di Giorgio Mangani, sulle funzioni retoriche e meditative connesse alla carta geografica. Infine, nell'oscillazione tra disegno del mondo e racconto del mondo, si affrontano gli aspetti politici insiti nella natura dello spazio geografico, nel periodo in cui si definisce una nuova immagine della Terra in seguito alla scoperta colombiana. Pertanto il trattato di Tordesillas e la carta del Cantino vengono letti alla luce della riflessione di Carl Schmitt sul pensiero per “linee globali”.

Spazialità politiche: la natura dello spazio geografico e le sue rappresentazioni

GALLUCCIO, Floriana
2011

Abstract

Political Spatialities : the nature of geographical space and its representations This work proposes some considerations on the “political” character of geographical space and its representations, trying to reconstruct some highlights of the ejection of political shapes from modern geographical reflection. In particular, from the stage of institutionalization of knowledges between the 18th and 19th centuries. Starting from the suggestions of Franco Farinelli, who argues that the geography represents the archetypical and primordial form of western knowledge, it focuses on crucial rule of Kant’s reflections – in its “Phisical Geography” – in scope of underline the break between philosophy and geography in the middle of modernity. At the same time it stresses the value of the perlocutionary function of cartographic image, setting a connection with Austin’s Speech Act Theory, validated by Giorgio Mangani’s works, on rethorical and meditative functions of the geographical map. Finally, in the inner of oscillation between the world as a picture and the world as a telling, it deals with the political sides embedded in political character of geographical space, in the era when following the Columbus’ discovery, it was defined a new Earth’s image. Therefore the Treaty of Tordesillas and the Cantino Map are read in the light of Carl Schmitt’s reflections on the “thought for global lines”. Il lavoro propone alcune considerazioni sulla natura “politica” dello spazio geografico e delle sue rappresentazioni, provando a ricostruire alcuni aspetti salienti della espulsione della dimensione del politico dalla riflessione della geografia moderna. In particolare a partire dalla fase di istituzionalizzazione dei saperi fra XVIII e XIX secolo. A partire dalla sollecitazione proposta da Franco Farinelli per il quale la geografia rappresenta la forma archetipica e originaria del sapere occidentale, si pone l'accento sul ruolo cruciale assunto dalle riflessioni di Kant – nella sua “Geografia Fisica” – per mettere a fuoco la frattura che si consuma tra filosofia e geografia nel cuore della modernità. Al tempo stesso si sottolinea la valenza della funzione perlocutiva dell'immagine cartografica, stabilendo una connessione con la teoria degli atti linguistici di Austin, validata dalle interpretazioni dei contributi di Giorgio Mangani, sulle funzioni retoriche e meditative connesse alla carta geografica. Infine, nell'oscillazione tra disegno del mondo e racconto del mondo, si affrontano gli aspetti politici insiti nella natura dello spazio geografico, nel periodo in cui si definisce una nuova immagine della Terra in seguito alla scoperta colombiana. Pertanto il trattato di Tordesillas e la carta del Cantino vengono letti alla luce della riflessione di Carl Schmitt sul pensiero per “linee globali”.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11574/39575
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