Il lavoro affronta il problema della traduzione del metalinguaggio della linguistica concentrandosi su un particolare elemento testuale che è quello costituito dai titoli (titolo del volume, dei capitoli, dei paragrafi). La riflessione si concentra su un classico del pensiero linguistico del Novecento, Language. An Introduction to the Study of Speech di Edward Sapir (1921), che viene confrontato in maniera critica con le traduzioni olandese (1949), francese (1953), spagnola (1954), italiana (1969) e tedesca (1961) e si sofferma sulle rese dei termini inglesi “language”, “speech” e “drift” sia nei titoli sia nel corpo del testo. L’utimo dei tre termini offre l’occasione per una riflessione sulla natura metaforica di di alcuni elementi delle lessico tecnico e sulle problematiche connesse al mancato riconoscimento di tale statuto da parte del traduttore. Nelle diverse rese traduttive si osservano approcci e stili diversi, dovuti sia alla maggiore o minore competenza di Linguistica dei traduttori, sia all’epoca in cui è stata redatta la versione di arrivo, sia alla maggiore fedeltà al testo di partenza rispetto alla maggiore fruibilità del testo di arrivo, sia a motivi commerciali-editoriali. In alcuni casi i traduttori sembrano inconsapevoli di aver reso il testo meno tecnico e più generico. Nel caso di “speech” e “language” è emersa una tendenza all’ampliamento ed incremento terminologico, non sempre adeguati alla terminologia sapiriana. La metafora “drift”, attualmente inserita nei dizionari di Linguistica, ha generato le maggiori variazioni, che vanno da rese letterali, a sostituzioni a traduzioni con forme sinonimie variabili nel nel testo, ad omissioni.

E se il titolo fosse infedele? Metalinguaggio dei titoli e del testo in alcune traduzioni di Sapir

DE MEO, Anna
2007

Abstract

Il lavoro affronta il problema della traduzione del metalinguaggio della linguistica concentrandosi su un particolare elemento testuale che è quello costituito dai titoli (titolo del volume, dei capitoli, dei paragrafi). La riflessione si concentra su un classico del pensiero linguistico del Novecento, Language. An Introduction to the Study of Speech di Edward Sapir (1921), che viene confrontato in maniera critica con le traduzioni olandese (1949), francese (1953), spagnola (1954), italiana (1969) e tedesca (1961) e si sofferma sulle rese dei termini inglesi “language”, “speech” e “drift” sia nei titoli sia nel corpo del testo. L’utimo dei tre termini offre l’occasione per una riflessione sulla natura metaforica di di alcuni elementi delle lessico tecnico e sulle problematiche connesse al mancato riconoscimento di tale statuto da parte del traduttore. Nelle diverse rese traduttive si osservano approcci e stili diversi, dovuti sia alla maggiore o minore competenza di Linguistica dei traduttori, sia all’epoca in cui è stata redatta la versione di arrivo, sia alla maggiore fedeltà al testo di partenza rispetto alla maggiore fruibilità del testo di arrivo, sia a motivi commerciali-editoriali. In alcuni casi i traduttori sembrano inconsapevoli di aver reso il testo meno tecnico e più generico. Nel caso di “speech” e “language” è emersa una tendenza all’ampliamento ed incremento terminologico, non sempre adeguati alla terminologia sapiriana. La metafora “drift”, attualmente inserita nei dizionari di Linguistica, ha generato le maggiori variazioni, che vanno da rese letterali, a sostituzioni a traduzioni con forme sinonimie variabili nel nel testo, ad omissioni.
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