I manuali di linguistica costituiscono un particolare tipo di testo tecnico, caratterizzato da un uso ampio di termini metalinguistici e di autonimi, segni della lingua comune (parole o frasi) utilizzati come nomi di se stessi. Gli autonimi, comunemente definiti “esempi”, assolvono il compito di mostrare visivamente al lettore l’oggetto delspessola discussione, guidandolo nella comprensione delle riflessioni teoriche. Il traduttore specializzato, spesso un linguista egli stesso, è portato a prestare particolare attenzione alla resa dei tecnicismi ma non sempre valuta in maniera appropriata le difficoltà insite nella resa degli autonimi. Scelte errate in questo ambito possono avere conseguenze gravi sulla comprensione dei contenuti, annullando quella trasparenza del testo cercata dall’autore proprio mediante l’onstensione nella pagina del proprio oggetto di studio. Questo, infatti, non è dato a priori come in altre scienze, ma è creato dal punto di vista dell’osservatore-linguista, che ne delimita i confini sulla base della prospettiva adottata. La discussione si concentra su un classico della storia del pensiero linguistico europeo del Novecento, Eléments de linguistique gènérale (1961) di A. Martinet e sulla traduzione italiana, Elementi di linguistica generale (1966), curata da G. Lepschy.

“I cugini non resistono a questo insetticida”. Quando la traduzione degli esempi annulla la trasparenza di un testo tecnico: il caso dei manuali di linguistica

DE MEO, Anna
2005-01-01

Abstract

I manuali di linguistica costituiscono un particolare tipo di testo tecnico, caratterizzato da un uso ampio di termini metalinguistici e di autonimi, segni della lingua comune (parole o frasi) utilizzati come nomi di se stessi. Gli autonimi, comunemente definiti “esempi”, assolvono il compito di mostrare visivamente al lettore l’oggetto delspessola discussione, guidandolo nella comprensione delle riflessioni teoriche. Il traduttore specializzato, spesso un linguista egli stesso, è portato a prestare particolare attenzione alla resa dei tecnicismi ma non sempre valuta in maniera appropriata le difficoltà insite nella resa degli autonimi. Scelte errate in questo ambito possono avere conseguenze gravi sulla comprensione dei contenuti, annullando quella trasparenza del testo cercata dall’autore proprio mediante l’onstensione nella pagina del proprio oggetto di studio. Questo, infatti, non è dato a priori come in altre scienze, ma è creato dal punto di vista dell’osservatore-linguista, che ne delimita i confini sulla base della prospettiva adottata. La discussione si concentra su un classico della storia del pensiero linguistico europeo del Novecento, Eléments de linguistique gènérale (1961) di A. Martinet e sulla traduzione italiana, Elementi di linguistica generale (1966), curata da G. Lepschy.
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