La posizione di Goethe nei confronti del paganesimo è strettamente legata alla sua concezione del rapporto tra natura e storia, concezione che risente di due momenti speculativi, fondamentali rispettivamente per la prima e per l’ultima fase della Goethezeit: il panteismo spinoziano e la dialettica hegeliana. Goethe resta sostanzialmente fedele al panteismo spinoziano, per cui alla trascendenza cristiana contrappone l’immanenza pagana, e al pensiero teleologico l’intuizione che la storia ha in sé la legge del suo divenire, che per lui coincide con il divenire stesso del mondo, concepito in termini naturalistici; alla frammentazione delle forme moderne di vita contrappone l’ideale classico di armonia e totalità, e alla tendenza all’astrazione la sacralità del fenomeno naturale. Tuttavia, a partire dal primo decennio del nuovo secolo Goethe riconoscerà come inarrestabile il corso di una storia che rende definitivamente inattuale la concezione pagana del mondo. Così, nel romanzo Wilhelm Meisters Wanderjahre (Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister, concluso nel 1828) il paganesimo è una delle “religioni dei popoli” ormai tramontate, sostituite dalla religione di Cristo, che è moderna in quanto si rivolge al singolo individuo. Come mostra l’esito della ricerca di Elena da parte di Faust nella seconda parte della tragedia (conclusa da Goethe l’anno prima di morire, nel 1831), la dialettica della modernità riserva al paganesimo una funzione essenzialmente estetica: nella mitologia greca l’uomo moderno può trovare solo un rifugio, per riposare e proteggersi dall’incessante frastuono del progresso.

Paganesimo e dialettica della modernità in Goethe

CORRADO, Sergio
2009

Abstract

La posizione di Goethe nei confronti del paganesimo è strettamente legata alla sua concezione del rapporto tra natura e storia, concezione che risente di due momenti speculativi, fondamentali rispettivamente per la prima e per l’ultima fase della Goethezeit: il panteismo spinoziano e la dialettica hegeliana. Goethe resta sostanzialmente fedele al panteismo spinoziano, per cui alla trascendenza cristiana contrappone l’immanenza pagana, e al pensiero teleologico l’intuizione che la storia ha in sé la legge del suo divenire, che per lui coincide con il divenire stesso del mondo, concepito in termini naturalistici; alla frammentazione delle forme moderne di vita contrappone l’ideale classico di armonia e totalità, e alla tendenza all’astrazione la sacralità del fenomeno naturale. Tuttavia, a partire dal primo decennio del nuovo secolo Goethe riconoscerà come inarrestabile il corso di una storia che rende definitivamente inattuale la concezione pagana del mondo. Così, nel romanzo Wilhelm Meisters Wanderjahre (Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister, concluso nel 1828) il paganesimo è una delle “religioni dei popoli” ormai tramontate, sostituite dalla religione di Cristo, che è moderna in quanto si rivolge al singolo individuo. Come mostra l’esito della ricerca di Elena da parte di Faust nella seconda parte della tragedia (conclusa da Goethe l’anno prima di morire, nel 1831), la dialettica della modernità riserva al paganesimo una funzione essenzialmente estetica: nella mitologia greca l’uomo moderno può trovare solo un rifugio, per riposare e proteggersi dall’incessante frastuono del progresso.
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