Partendo dalla straordinaria mobilità dialogica dell’opera di Virginia Woolf tra lettura e scrittura e tra narrativa e saggistica, il presente lavoro monografico vuole offrire un percorso inedito in alcune ‘prove’ di lettura della scrittrice, finora rimaste ai margini degli studi woolfiani, per ricostruire la complessa trama interstiziale e intertestuale che caratterizza la sua ultima sperimentazione sul romanzo a venire, vale a dire "Between the Acts", pubblicato postumo nel 1941 all’indomani del suo tragico suicidio. Da un lato, il complesso montaggio del pageant all’interno della narrazione è qui indagato come palinsesto, una sorta di allestimento stratigrafico di una ‘progressione regressiva’ della modernità, che sollecita chi legge a scavare nelle tensioni segrete di una scena quotidiana sempre più esposta all’avanzata inesorabile delle forze politiche più retrive. Dall’altro, si rintraccia un’insolita matrice umoristica per la composizione scenica del romanzo stesso, che va dai tesori segreti di Thomas Browne nel saggio-memoir di Woolf sulla lettura “Reading” (scritto nel 1919 ma pubblicato postumo solo nel 1950) alla prosa metamorfica, fluida e ‘viva’ di Laurence Sterne (a cui Woolf dedica alcune tra le sue pagine critiche più ispirate, soprattutto in "Phases of Fiction" del 1929) fino agli echi inquieti del buffo ritratto ornitologico di Gilbert White che la scrittrice delinea in un saggio del 1939, "White’s Selborne”, dedicato al fortunato testo del reverendo settecentesco, un vero e proprio classico nel suo genere, "The Natural History of Selborne" (1789).

La lettura entra in scena. Between the Acts di Virginia Woolf / LAUDANDO C. - 116 della collana "Critica e Letteratura"(2012), pp. 1-124.

La lettura entra in scena. Between the Acts di Virginia Woolf

LAUDANDO, Carmela Maria
2012

Abstract

Partendo dalla straordinaria mobilità dialogica dell’opera di Virginia Woolf tra lettura e scrittura e tra narrativa e saggistica, il presente lavoro monografico vuole offrire un percorso inedito in alcune ‘prove’ di lettura della scrittrice, finora rimaste ai margini degli studi woolfiani, per ricostruire la complessa trama interstiziale e intertestuale che caratterizza la sua ultima sperimentazione sul romanzo a venire, vale a dire "Between the Acts", pubblicato postumo nel 1941 all’indomani del suo tragico suicidio. Da un lato, il complesso montaggio del pageant all’interno della narrazione è qui indagato come palinsesto, una sorta di allestimento stratigrafico di una ‘progressione regressiva’ della modernità, che sollecita chi legge a scavare nelle tensioni segrete di una scena quotidiana sempre più esposta all’avanzata inesorabile delle forze politiche più retrive. Dall’altro, si rintraccia un’insolita matrice umoristica per la composizione scenica del romanzo stesso, che va dai tesori segreti di Thomas Browne nel saggio-memoir di Woolf sulla lettura “Reading” (scritto nel 1919 ma pubblicato postumo solo nel 1950) alla prosa metamorfica, fluida e ‘viva’ di Laurence Sterne (a cui Woolf dedica alcune tra le sue pagine critiche più ispirate, soprattutto in "Phases of Fiction" del 1929) fino agli echi inquieti del buffo ritratto ornitologico di Gilbert White che la scrittrice delinea in un saggio del 1939, "White’s Selborne”, dedicato al fortunato testo del reverendo settecentesco, un vero e proprio classico nel suo genere, "The Natural History of Selborne" (1789).
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