Dal numero speciale di Women’s Studies (1999) dedicato a Virginia Woolf e l’ambito metamorfico e interdisciplinare (se non antidisciplinare) dei Performance Studies al volume monumentale di The Edinburgh Companion on Virginia Woolf and the Arts (2010) in cui una sezione specifica è riservata alle arti performative, gli studi woolfiani si sono arricchiti di nuove prospettive critiche che non solo invitano a rileggere l’intricato palinsesto intertestuale della scrittrice alla luce del vivace dibattito su testualità e performance, ma sollecitano anche la rivalutazione dei suoi saggi critici dedicati al teatro e l’analisi di quella produzione minore legata ai “Bloomsbury theatricals” che a lungo era stata ignorata dalla critica (cfr. i contributi di Penny Farfan 2004 e Elizabeth Wright 2011). Tenendo presenti queste recenti linee di sviluppo, il mio contributo mira a discutere alcune delle competenze ed esperienze maturate dalla scrittrice in ambito teatrale (come la scrittura e regia della commedia ‘bloomsburiana’ Freshwater), che porteranno all’ardita concezione del novel-play finale, in relazione alla sua pratica di lettura/scrittura come performance sempre più agguerrita e critica nei confronti del discriminante e oppressivo paradigma socio-normativo del canone nazionale inglese di cui intuisce la segreta alleanza con la brutale e belligerante ideologia patriarcale del nazi-fascismo.

"Virginia Woolf tra i silenzi e i frammenti della recitazione femminile"

LAUDANDO, Carmela Maria
2012-01-01

Abstract

Dal numero speciale di Women’s Studies (1999) dedicato a Virginia Woolf e l’ambito metamorfico e interdisciplinare (se non antidisciplinare) dei Performance Studies al volume monumentale di The Edinburgh Companion on Virginia Woolf and the Arts (2010) in cui una sezione specifica è riservata alle arti performative, gli studi woolfiani si sono arricchiti di nuove prospettive critiche che non solo invitano a rileggere l’intricato palinsesto intertestuale della scrittrice alla luce del vivace dibattito su testualità e performance, ma sollecitano anche la rivalutazione dei suoi saggi critici dedicati al teatro e l’analisi di quella produzione minore legata ai “Bloomsbury theatricals” che a lungo era stata ignorata dalla critica (cfr. i contributi di Penny Farfan 2004 e Elizabeth Wright 2011). Tenendo presenti queste recenti linee di sviluppo, il mio contributo mira a discutere alcune delle competenze ed esperienze maturate dalla scrittrice in ambito teatrale (come la scrittura e regia della commedia ‘bloomsburiana’ Freshwater), che porteranno all’ardita concezione del novel-play finale, in relazione alla sua pratica di lettura/scrittura come performance sempre più agguerrita e critica nei confronti del discriminante e oppressivo paradigma socio-normativo del canone nazionale inglese di cui intuisce la segreta alleanza con la brutale e belligerante ideologia patriarcale del nazi-fascismo.
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