Il rapporto del racconto Leo del Sendebar con la novela-marco in cui è inglobato è stato a più riprese messo in dubbio. Alla sua corretta valutazione ha nociuto soprattutto la presenza, in contrasto con l’impianto marcatamente misogino della raccolta, di un personaggio femminile positivo, una muger saggia e virtuosa. Riassegnati al rey seduttore e al marito della donna i ruoli di protagonisti rispettivamente della sua prima e della sua seconda parte e letto come emulando anziché come vitando, l’esempio risulta tuttavia perfettamente congruo con il proposito pragmatico preliminarmente dichiarato dal consigliere che lo narra. Al destinatario vengono infatti proposti ben due modelli comportamentali positivi, ai quali adeguare, correggendolo, il proprio, che si ripetono e nel contempo si integrano: il riconoscimento, previa riflessione, di un errore morale, il riconoscimento, previa indagine, di un errore di giudizio e la loro conseguente riparazione. A questa doppia paradigmaticità, per così dire, diretta e orizzontale, si somma poi quella, indiretta e verticale, prodotta, in un suggestivo gioco di specchi pure duplicato, dall’artificio con cui entrambi gli errori vengono svelati, mediante cioè la mise en abîme della fictio esemplare e della sua efficacia suasiva.

«Oí dezir que un rrey que amava mucho las mugeres…»: sull’esemplarità del racconto della “donna onesta” nel ‘Sendebar’

LUONGO, Salvatore
2007

Abstract

Il rapporto del racconto Leo del Sendebar con la novela-marco in cui è inglobato è stato a più riprese messo in dubbio. Alla sua corretta valutazione ha nociuto soprattutto la presenza, in contrasto con l’impianto marcatamente misogino della raccolta, di un personaggio femminile positivo, una muger saggia e virtuosa. Riassegnati al rey seduttore e al marito della donna i ruoli di protagonisti rispettivamente della sua prima e della sua seconda parte e letto come emulando anziché come vitando, l’esempio risulta tuttavia perfettamente congruo con il proposito pragmatico preliminarmente dichiarato dal consigliere che lo narra. Al destinatario vengono infatti proposti ben due modelli comportamentali positivi, ai quali adeguare, correggendolo, il proprio, che si ripetono e nel contempo si integrano: il riconoscimento, previa riflessione, di un errore morale, il riconoscimento, previa indagine, di un errore di giudizio e la loro conseguente riparazione. A questa doppia paradigmaticità, per così dire, diretta e orizzontale, si somma poi quella, indiretta e verticale, prodotta, in un suggestivo gioco di specchi pure duplicato, dall’artificio con cui entrambi gli errori vengono svelati, mediante cioè la mise en abîme della fictio esemplare e della sua efficacia suasiva.
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